Curatore d'Arte

Bianca Beghin, sensualità e astrazione

Pittrice autodidatta, Bianca Beghin nasce in provincia di Padova, segue gli studi umanistici laureandosi in Lettere, non abbandonando mai la sua predisposizione all’arte in genere, in particolare alla pittura.

All’età di 17anni presenta due opere in acquarello e china in una collettiva all’Antonianum di Padova, sarà la prima di una lunga serie.

Nel corso della vita si impegna a frequentare corsi per migliorare la sua tecnica finché conosce Andreas Kramer, pittore di fama tedesco, con il quale studia per 10 anni il colore e la luce, la poesia delle forme, il realismo e le astrazioni, le tentazioni e le tonalità del colore, la sensualità e l’astrazione.

La sua arte è contaminata dalle circostanze culturali e ambientali dell’epoca, tanto che trova nell’albero il simbolo naturale che rispecchia la sua anima e la femminilità.

I suoi alberi parlano come la penna di uno scrittore, raccontano e vibrano di tante emozioni, anche quelle che si provano nell’osservare quanto Madre Natura sia in pericolo, mentre lei la ama e la protegge innalzando la sua magnificenza sulla tela.

Le sue creazioni hanno una carica cromatica protesa alla ricerca costante di sollecitazioni emozionali, chiunque osservi un suo quadro sente il bisogno di soffermarsi per sentire crescere dentro delle vibrazioni che fuoriescono senza dubbio dallo stato di coscienza più intimo.

L’artista Bianca Beghin riesce a catturare il suo istante emotivo che tramuta in colore e i sentimenti esplorati sono lo stupore, il rimpianto, la liberazione, l’elevazione, la bellezza.

Tutto ci riporta alla femminilità che di fatto Bianca rivede nella natura, madre sensibile e delicata, coraggiosa e magnetica.

L’artista Bianca Beghin ottiene sempre il favore della critica in ogni sua Personale, un piacere che dichiara lei stessa venire sempre dopo il più importante, quello di poter dipingere. 

“Creo opere in cui i confini delle cose sembrano sfuggire sempre più e dove l’Arte diviene confessione libera e misteriosa.” Bianca Beghin

Quando qualcuno mi chiede chi sono mi viene spontaneo dire: “il colore delle mie opere”, se hai visto i miei quadri capirai di che cosa sto parlando.

Le sfumature che hanno tinto la mia vita, la sete di conoscenza che mi ha invasa da piccola, la capacità di reagire con nuances vivaci ai dispiaceri, raccontano l’empatia e il coraggio con cui affronto la quotidianità.

I soggetti che dipingo sulla tela parlano del mio sentire che adagio delicatamente sul silenzio delle fragilità del tempo e che valico per salire in vetta alla ricerca di pace e tranquillità.

Come uno scrittore racconto le gioie, i cambiamenti, le sofferenze e le vittorie della vita, ma al posto della penna utilizzo i colori.

All’inizio della mia esperienza dipingevo per diletto, il sol mescolar colori e imbrattar tele mi riempiva di gioia, ciò che ignoravo da ragazzina era come questa passione si sarebbe trasformata in linfa vitale da adulta.

Nel ricercare la mia anima ho sentito il bisogno di rendere omaggio alla natura scegliendo un simbolo: l’albero.

Espressione altera e mutevole dello scorrere del tempo, per me è la rappresentazione della femminilità, madre sensibile e delicata, coraggiosa e magnetica.

L’albero si trasforma con il susseguirsi delle stagioni, esattamente come noi ci modifichiamo lungo il corso della vita. Se lo osservi non ha filtri come non li ha l’anima e tutte le emozioni che provengono da lì le trasformo in colori che poi condivido sulla tela.

Se nell’anima riconosco la parte più vera dell’essere umano dove albergano i capisaldi della vita, l’albero è l’essenza della natura, il suo nucleo necessario senza il quale non ci sarebbe vita.

Se la metafora funziona la domanda che mi pongo spesso avrebbe una doppia valenza: “Le stiamo portando rispetto?”

La tempesta Vaia che il 29 ottobre 2018 ha distrutto i boschi alpini del Veneto, Trentino e Friuli ne è una risposta.

14 milioni di alberi caduti, in prevalenza abeti rossi, su una superficie di oltre 40 mila ettari.

Ecco cosa lascia il furore di una natura non rispettata che si ribella, ecco come le emozioni che provo emergono forti e mi costringono a osservare, a comprendere, a riflettere. Il mio grido sono i colori con cui omaggio la sua magnificenza quanto l’urgenza di difenderla.

Io non posseggo la mia arte, mi libero di essa appena il quadro è compiuto e con amorevole gesto la consegno a te che lo arricchisci della tua esperienza, del tuo sentire, del tuo essere.

Mi piace molto parlare di vibrazione quando mi metto all’opera, è una sensazione che molti colleghi comprendono perché l’hanno sperimentata.

Per me è una sinfonia, solo che al posto delle note vibrano i colori e le tonalità e il quadro produce percezioni multisensoriali toccando corde profonde e stimoli istintivi che mi appartengono.

Prendi per esempio le emozioni della donna, altro soggetto che amo interpretare e che propongo delicate come un petalo, intriganti e misteriose come le sfumature che si intrecciano, spirituali e invitanti, romantiche e forti.

I colori che scelgo per rappresentare l’essenza femminile non sono altro che la temperatura psichica del mio essere, la sensazione profonda della mia anima. Senza presunzione, credo possa essere condivisa da tutte le donne perché osservando un quadro, così mi dicono, riconoscono il loro linguaggio, una traccia, un’emozione, che sicuramente appartiene a un’intimità che non ho il privilegio di conoscere.

Questo è il cammino pittorico che ho fatto in tutti questi anni, semmai una manciata di parole possano essere sufficienti per spiegarlo.

Ho cercato di raccontarti un po’ di me, di quello che sento e provo mentre dipingo.

Spero di essere riuscita a farti entrare nel mio mondo, anche se basta soffermarsi qualche istante in più sulle mie opere per capire la mia vera essenza.

Se vuoi comunicare con me ti lascio i miei contatti, sono sicura che un giorno ci incontreremo.

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