Giovanni Zanon

Nella Zanon Gallery ci sono mobili straordinari, le opportunità che il marmo antico dà sono inaspettate: come ha detto Rosanna, “il marmo ti dà tanto di quel colore, tante di quelle possibilità che è come un tessuto”. Un materiale che Giovanni ha saputo mettere al servizio di un’arte, quella dell’arredo, che “è una cultura nel vero senso della parola”. Tappezzeria, tendaggi, divani: “Tante piccolezze che richiedono tanta precisione e tanto buon gusto” racconta la donna. “Mio marito aveva un gusto incredibile, una raffinatezza unica, molto quattrocentesca addirittura. Lui era per il pezzo unico. All’ingresso quel quadro, quella lampada. Il dettaglio era importantissimo, perché definiva l’arredo”. ”.Quando ha conosciuto suo marito nel ’77, Rosanna, che all’epoca lavorava nel settore dell’allestimento di fiere, è rimasta rapita dal mondo di Giovanni. La provenienza da un ambito simile, assieme alla volontà di imparare sempre più, le hanno permesso di affiancare il marito, dapprima nel marketing, oggi nella dirigenza del laboratorio, che si trova a Tivoli. Ma dimostra di conoscere da sempre il lavoro del marito: “Non nasce il marketing se non hai studiato anche il prodotto” ci spiega. “Come lo offri se non lo conosci? È sempre un discorso di conoscenza e professionalità”. Una visione che le permette di continuare l’opera del marito, dando grande importanza al valore dell’esperienza, della formazione sul campo.Ultimamente Giovanni aveva inventato la linea Alì Babà, dal sapore suntuoso, un po’ pompadour, ci racconta Rosanna, e sarà la prossima linea che uscirà. Tra i progetti di Rosanna c’è anche il Cash & Carryproprio con i marmi imperiali. Dopo una lezione di storia dei marmi antichi, i partecipanti potranno cimentarsi nella realizzazione di piccoli sottopiatti e sottobicchieri. La Zanon Gallery è una culla di tesori nel centro di Roma. Il problema che Rosanna lamenta è però la scarsa attenzione alla cultura dell’arredamento e dell’arte in generale. Affinché l’artigianato possa sopravvivere la gente deve comprare. Sembra banale dirlo, ma non lo è: basti pensare all’inflazione di pittori che svolgono questa attività solo nell’ottica di esporre, di farsi conoscere. “Non è un fatto di soldi,” assicura Rosanna, “è che proprio non c’è l’educazione ad acquistare l’opera”. Per cui, se avete amici turisti in visita a Roma, raccomandategli, piuttosto che comprare a Piazza Navona stampe di poco valore che comunque vengono vendute a prezzi alti, di fare un giro in via Tor di Nona 44: rimarranno estasiati da ciò che vedranno e non porteranno a casa un souvenir, bensì un’opera d’arte.
Maria Cristina Leone
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