Giuseppe Brunetti

Giuseppe Brunetti. Nei miei tanti anni d’impiego storico-critico nello sterminato e complesso settore della immagine d’arte ho sempre sostenuto che non si può parlare di contenuti se questi non hanno il supporto radicale della qualità. E’ la parallela sussistenza di questi due elementi che fa l’artista di razza. Meglio ancora se, come nel caso di Giuseppe Brunetti, le due proprietà di base si accompagnano all’importante complemento di una cospicua piattaforma culturale.
La prima dote il pittore romano l’ha potenzialmente in sommo grado con l’attività di scrupoloso ed esperto restauratore, fornito delle più capillari conoscenze, anche d’ordine chimico, che rendono meno rischiosa tale scelta: opere come ‘Ficus’ o ‘Casa mia’ dichiarano un approdo tecnino-strumentale che non si presta all’equivoco. La simbiosi, poi, di una favolosa inventiva, svincolata da ogni asettico teorema, e di un appassionato consenso interiore, come appare in ‘Onirico dramma’ o nel contrappunto geometrizzante da “Opus tessellatum”, di ‘Trenino in azzurro albescente’, si rivela estranea alla tiepidezza che vuole comunque mascherarsi sul metro di illusori avvertimenti d’anima o, in antitesi, al parossismo di tensioni espressionistiche. Tutti i dipinti denotano, infine, una emancipazione dotta, sempre immune tuttavia dal compiacimento narcisistico; e chi se ne intende ha la netta evidenza di un combinatorio assolutamente creativo, di una “lingua” che senza sforzo diventa “linguaggio”.
Brunetti sa tutto del Surrealismo, non importa se magrittiano, alla breton, alla Tanguy o contiguo alle “frottages” di Ernst; ma c’è quancosa, in lui, che lo avvicina alla “realtà poetica” di Brianchon e, perché no?, all’iperrealismo sciltiniano. Parte dal ragguagio di una omologabile empiria, ma giunge, per suo conto, all’oltrespoglia, all’arcano dell’oltrefrontiera.
Renato Civello

Egli è un artista moralmente flemmatico di fronte al cavalletto, meditativo quando seglie la cromia sulla tavolozza…
Egli esplora e modifica a suo piacimento l’habitat dell’esistenza umana…                       Paolo Levi

Giuseppe Brunetti nasce nel 1943 a Roma, dove vive e lavora. Dopo aver completato gli studi classici, partecipa a diverse mostre collettive, risultando sempre fra i premiati. Sul finire degli anni ’70, ha iniziato ad interessarsi di restauro, studiando le varire tecniche pittoriche.

Nel 1996 la Camera di Commercio di Roma lo invita a tenere un corso per ‘Mediatori di opere d’arte’. Parallelamente al restauro ha continuato a praticare la ‘sua’ pittura.

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