Luigi Cervone

Luigi Cervone… La ricerca è lotta ininterrotta tra due anime: una che si manifesta nella placida volontà di costruire e custodire – “anima dell’artigiano” – e un’altra, quasi opposta alla prima, che si concretizza nella volontà di disseminare e dissotterrare la verità più oscura, sepolta sotto cumuli di idiozie fintamente consacrate dal pensiero comune, anima del poeta” che insegue con ardore la libertà.   (Michele Cervone)


Venire alla luce è stato dolore, la luce può ferirmi ancora, la luce mi strappa al sonno, è una frusta che mi obbliga a guardare. La sento nella carne, nel costato.La luce mi attira a sé, mi vuole sveglio ad attraversare il caos e penetrare ogni cosa, anche la gioia, anche l’amore…si, l’amore. Come toccarlo senza ucciderlo, senza vedere sgorgare il dolore! Quando la sofferenza si avvicina mi soccorre il deserto, arriva a coprire i giardini dell’anima, “sfioriscono e muoiono la gioia e il canto” …E tra le nebbie e la brina autunnali il cuore, stanco, cerca sollievo e aspetta il sole dell’amore e gli domanda: “perché non vuoi più splendere per asciugare con mano lieve le mie lacrime amare?”. (Patrizia Amalfi)

Luigi ci presenta un’arte che viene incontro, turba, pone interrogativi, dischiude gradatamente l’intuizione artistica alla nostra sensibilità. Ci invita alla contemplazione e alla riflessione intimistica non delle immagini superficiali, ma del significato ontologico della stessa esistenza. Egli, però, pretende troppo da noi. Luigi ha già compiuto questo percorso o viaggio introspettivo, che sembra ricalcare il travagliato itinerario creativo munchiano che Heller egregiamente sintetizzò come “la capacità di ricercare le forze nascoste dell’esistenza, per tirarle fuori, riorganizzarle, intensificarle allo scopo di dimostrare il più chiaramente possibile gli effetti di queste forze sul meccanismo che è chiamato vita umana”. Solitamente, invece, noi siamo portati ad inumare tali forze, ad opacizzarle, o a farle venir fuori in maniera confusa e disattenta. Il vederle così chiaramente nei dipinti di Luigi ci spaventa. (Claudia Manganiello)

Così, mentre crediamo di aver capito tutto, le immagini hanno soggiogato la nostra mente, la loro evidenza ci rapisce il pensiero e, come in un gioco di specchi, le vediamo moltiplicarsi, uscire dai confini naturali del quadro. E allora ci rendiamo conto che non stiamo guardando semplicemente un quadro o una scultura, ma ci troviamo di fronte ad un’idea pura; un’idea che, disincarnata dagli spazi neuronali, si è posata sulla superficie di una tavola o si è plasmata nell’argilla, restituendo la vita a una materia inerte, morta. (Ignazio Sabiucciu)


Questa voce è stata pubblicata in artisti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.