Ugo Cossu

Rovistando tra le fotografie ho riportato alla luce quelle scattate in occasione dell’inaugurazione della mostra di Ugo Cossu presso il Museo Crocetti nell’autunno del 2009,  dipinti e soprattutto sculture esposti nel non sufficientemente pubblicizzato museo romano.

Immaginare il futuro andando a ritroso nel passato. Ecco la via maestra seguita da uno scultore appartato e rigoroso come Ugo Cossu, sardo di nascita e romano d’adozione. In queste opere la memoria pressante dell’arte egizia, cicladica, azteca, africana, nuragica, romanica dialoga con le inquiete sperimentazioni novecentesche di Brancusi, Boccioni, Archipenko, Julio Gonzàlez, Picasso, Giacometti, Moore, Marini, Nivola.
Ma, come nota Gabriele Simongini nel saggio che analizza la ricerca plastica e pittorica di Cossu, questa appassionata marcia verso il passato è poi diventata una discesa alla ricerca di valori archetipi e sacrali che hanno una validità universale, non legata ad una scansione cronologica del tempo. Ed avviene sotto il segno dell’essenzialità e della potenza espressiva. Cossu ha saputo ricondurre quelle infinite suggestioni all’interno di una vocazione mediterranea volta all’equilibrio fra uomo e natura, tanto che dalle sue sculture promanano pure la forza e il mistero delle straordinarie rocce dilavate dal vento, nella sua natia Sardegna. E nelle sue opere si alternano oppure, spesso, convivono diversi impulsi: un’esigenza di narrazione intimamente popolare e legata a memorie familiari; una potente ieraticità totemica; una tensione interna delle forme che si fa dinamismo propulsivo. Le sue figure metamorfiche sembrano collocarsi in egual modo nel passato e nel futuro, perché in sé recano tracce di epoche immemorabili ma anche di esseri mutanti ed iper-tecnologici che fanno venire alla mente perfino alcuni Cult movies di fantascienza, da “Robocop” a “Transformers”. Insomma, un artista degno di interesse e in linea con la grande tradizione della scultura italiana che ha saputo mantenere un primato plurisecolare.
Le origini del futuro. In mostra opere che ricordano le sperimentazioni novecentesche di Brancusi, Boccioni, Giacometti, Moore, Marini, Picasso e che si legano ad una ricerca di valori universali in equilibrio fra uomo e natura. A cura Gabriele Simongini.

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