Emre Yusufi “Solo Exibition” Emmanuel Fremin Gallery New York

 

Emre Yusufi “Solo Exibition” presso Emmanuel Fremin  Gallery New York

Açılış: 6 Nisan 2017, Perşembe 18:00-20:00
GalleriaRusso’nun İstanbul’daki mekânı Russo Art Gallery İstanbul, Sanatçısı Emre Yusufi’nin March Hachem Gallery’in iş birliği ile Newyork, Emmanuel Fremin Gallery’deki ‘’Hercules ‘’ isimli sergisini sanat severlere ilan ediyor.Uluslararası fuarlarda sıklıkla gördüğümüz Emre Yusufi, bu sefer New York’taki sanat severlerle buluşuyor.Sergide Contemporary İstanbul’da oldukça dikkat çeken Hercules Serisinin yeni eserleri bulunuyor.Kullandığı farklı baskı tekniği ile izleyiciyi içine çeken eserleri ve Emre Yusufi için ise Gazeteci yazar ve Sanat Eleştirmeni Alessia Locatelli şöyle bahsediyor;‘’Emre Yusufi’nin Uffizi’de Ercole Farnese’yi seyrettikten sonra ciddi-gayriciddi ilişkisinden esinlenmesiyle ‘’Hercules on Ride’’serisi ortaya çıktı. “Asırlardır insanlığının küçük günlük hayatlarına ilerlemelerini bulunduğu yükseklikten izleyen Hercules zorunlu hareketsizliğinden bıkıp günlük hayatı deneyimlemek için inse ne olurdu?” Sıra dışı soru, mitolojik kahramanın olağan görünümlü günlük faaliyet dizisiyle uğraştığı – neredeyse bir eğlence – rafine ve şen şakrak bir seri ortaya çıktı. Ancak sadece görünümde öyle olan, zira bazı basit hareket ve eylemleri gerçekleştirmekteki bazıların imkânsızlığı hakkında düşünmek için durma eylemi, gözlemciyi derin ve evrensel düşüncülere sürükler.Sanatçı, çalışmalarını iletişim ve reklamcılık dilinden gelen parlak ve pop atmosferleri vurgulayarak önemli bir sergileme sonucuyla büyük formatlarda basar, onları akrilik sıvama tekniği ile diasec baskı ile birleştirir. Kavramı, esas fikri mükemmel şekilde örtmesi gereken gerçekliğin tahlil unsuru ile sanatçının aradığı şeklî ve estetik unsurun arasında ölçüşü bir karışımdır. Sonuç; yaşadığımız dünya ve tatmin edici bir vizyonun zevki arasında zıtlıkları hakkındaki anlatımın başarılı birleşimi içerisinde içinde mesajın gücünü tam estetik arayışla birleştiren bir dijital sanat eseridir.’’New York’ta, March Hachem Gallery’nin iş birliği ile Emmanuel Fremin Gallery ‘de izleyici karşısına çıkan sanatçımız Emre Yusufi’nin Eserleri 1 Mayıs 2017 tarihine kadar devam edecektir.

 

Emanuel Fremin Gallery 547 W 27th St #510, New York, NY 10001, Birleşik Devletler

Emre Yusufi, la poetica tra realtà e rappresentazione. 
Alessia Locatelli
In scultura (…) non si può rinnovare se non cercando lo stile del movimento, cioè rendendo sistematico e definitivo come sintesi quello che l’impressionismo ha dato come frammentario(…).  (Umberto Boccioni, Manifesto tecnico della scultura futurista, 1912) Ci sono due cose che mi hanno sempre sorpreso: l’intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini. (Tristan Bernard)  Essere un artista oggi non è solamente poter godere di una professione creativa. Riflette più che altro la capacità di accesso ad un mondo delle idee, ad un universo di connessioni insondabili dalla maggioranza dell’umanità, in assonanza ad una capacità di rielaborazione che infonde forma e vita all’opera finale, ovvero all’elemento concreto di narrazione nato da una primaria intuizione. Ma, a mio parere, non si esauriscono qui le specificità di coloro i quali leggendo il mondo con occhi diversi, sanno ancora stupire ed emozionare. E’ questo il caso dell’artista digitale Emre Yusufi: ironico e curioso di natura, campione di bowling, fotografo e musicista che vanta con la sua Band – gli Zeytin – un cammeo nell’ultimo film di Ferzan Ozpetek (“Istanbul Kirmizisi”). Stimoli trasversali che, se colti, possono condurre lo spirito di un artista oltre la mera esperienza personale, verso composizioni che parlano al contemporaneo.  Emre Yusufi è nato a Istanbul negli anni ’80. Diplomato presso l’Accademia Fine Art School di Firenze, ha successivamente conseguito la laurea presso l’università di Marmara di Istanbul nella facoltà di Belle Arti, in particolare nel dipartimento di grafica erede degli insegnamenti della Bauhaus. Il Master di design all’università di Yeditepe in arti grafiche e comunicazione gli ha permesso di completare una formazione che lo vede oggi destreggiarsi abilmente tra le potenzialità tecnologiche dei nuovi programmi di grafica e d’intervento sull’immagine. Da alcuni anni ha aperto un’agenzia di sviluppo del marchio – la Lemonade – che ottiene collaborazioni con brand importanti quali BMW, Malboro o l’Oréal.     Uno degli spazi di ricerca prediletti dall’artista è quello del sottile confine tra il mondo reale e l’atto rappresentativo. Nelle sue opere fotografiche l’attenzione a riportare con accuratezza ogni dettaglio rivive non solo nella possanza estetica e cromatica del racconto, bensì nell’attento esercizio filologico atto a non tralasciare alcun elemento che andrà a strutturare la studiata composizione finale. Sfondi, soggetti e accessori diventano tutte componenti essenziali per la resa visiva ed emotiva di ogni storia narrata. Come in una pièce teatrale, nulla è lasciato al caso e tutto concorre alla contemplazione finale della scena ed alla sua comprensione intellettuale.  Così accade per “War Animals”. Una serie di fotografie che ritraggono animali che – liberi da ogni sovrastruttura e costrizione – svelano quel fragile equilibrio tra immaginazione (apparenza) e principio di realtà, in cui risiede il vincolo complesso tra l’essere e la sua relazione con il mondo. Un mondo in cui la guerra è entrata nel quotidiano di chiunque, circondandoci e cambiando il nostro modo di pensare, in cui non è più semplice muoversi, tra confini geografici o sillogismi religiosi.  In tale prospettiva non c’è assoluzione per l’essere umano; gli animali – presa coscienza della situazione in cui stiamo gettando l’unico pianeta ad oggi abitabile – si armano per proteggersi dall’uomo e dalla sua folle indole distruttiva. L’impostazione dei soggetti è spesso frontale, ad ogni animale per assonanza è associata un’arma da fuoco, frutto di un’analisi delle caratteristiche del protagonista rappresentato, ma anche studio della storia degli oggetti bellici e degli equipaggiamenti per non tradire una “veridicità” atta sottolineare il desiderio di rendere una realtà altra, ma possibile. Nascono così le immagini divertenti e riflessive dei “War Dog” in cui ad ogni razza canina è associato un “fronte di battaglia” relativo alla seconda Guerra Mondiale (Russian, German, American) o la fotografia dello scimpanzé con il fucile, seduto davanti alla tenda  dell’organizzazione internazionale per i rifugiati, la UNHCR. Evidente è la scelta di elementi stilistici che riportano alcuni animali alla realtà della cronaca terroristica, come accade per la scimmia con la kefiah sulle rovine di una città bombardata, dietro ad un sole offuscato dal fumo delle bombe, in cui mi piace ritrovare l’assonanza con la ragione umana ormai offuscata. Le molte specie coinvolte in questa ricerca iconografica hanno indotto Emre Yusufi – ove non possibile utilizzare i suoi – a cercare nei siti di immagini o tra gli scatti di altri fotografi le posture che risultassero maggiormente aderenti al concept da rappresentare, come accade per le fotografie dell’elefante/lanciarazzi, dell’orso bianco o per il maestoso leone seduto davanti ai palazzi in fiamme.  La stessa accuratezza nello studio e nella resa finale si trova nel progetto “Hercules on ride”. L’idea prende corpo da un’ispirazione, tra il serio ed il faceto, avuta dall’artista in seguito alla visione dell’Ercole Farnese agli Uffizi. “E se Ercole, dopo secoli che dal suo piedistallo osserva l’avvicendarsi l’umanità nelle sue piccole storie ordinarie, si stancasse della sua forzata immobilità e scendesse per sperimentare il vivere quotidiano?” L’inconsueta domanda sfocia in un portfolio raffinato e giocoso – quasi un divertissement – in cui l’eroe mitologico romano si confronta con una serie di attività quotidiane, all’apparenza ordinarie. Ma solo in apparenza, poiché l’atto di soffermarsi a riflettere sull’impossibilità di alcuni di compiere certi gesti e azioni semplici, riporta l’osservatore verso considerazioni dal carattere profondo ed universale.  In questo caso lo studio accurato del “medium fotografico” diviene occasione per sottolineare nell’opera finale anche le differenti qualità dei supporti che oggi abbiamo a disposizione per acquisire le immagini. Se Ercole si fa un selfie con i nuovi amici a Parigi, l’effetto estetico ricercato dall’artista sarà evidentemente quello rumoroso e poco professionale della fotocamera del cellulare; mentre le fotografie che lo ritraggono in atti sportivi – boxe, nuoto, surf – risultano maggiormente professionali, dall’inquadratura studiata e dalla resa naturale, compatibile alle cromie ed alle luci dell’ambiente in cui è ritratto, sia esso esterno o al chiuso. Morbide le luci dell’autunno mentre parla al cellulare con la sciarpa al collo ed emozionante il tramonto (o l’alba) il cui chiarore si riverbera dalla canna piegata nell’immagine della pesca. Nulla lasciato al caso, per un coinvolgimento totale del fruitore. La fotografia che ha dato origine alla serie è quella di Ercole che, a cavallo della sua moto, sfreccia sullo sfondo di una riconoscibile Firenze, un hommage alla cattedrale di Santa Maria del Fiore ma anche a quella scultura romana dalla cui intuizione il progetto ebbe inizio.  Emre Yusufi stampa in grandi formati da 150x180cm con una resa museale importante, montando sotto plexiglas i suoi lavori, a sottolineare le atmosfere glossy e Pop derivate dal linguaggio della comunicazione e della pubblicità. Una commistione misurata tra l’elemento di analisi del reale – che deve rivestire della forma perfetta il concetto, l’idea primaria – e la componente formale ed estetica ricercata dall’artista.  Il risultato è un’opera di arte digitale che riunisce in sé la potenza del messaggio alla ricerca estetica totale, in una combinazione riuscita tra la narrazione sui contrasti del mondo in cui viviamo e il piacere di una visione appagante.

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