Arcevia Ar[t]cevia


Ar[t]cevia. In collaborazione con la Provincia di Ancona il Comune di Arcevia, Comune di Serra de’ Conti, Comune di Fabriano l’associazione NOTTENERA, in gemellaggio con Festando si è svolta AR[t]CEVIA 2011 Edizione speciale per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Come ogni anno la cittadina marchigiana ha ospitato in spazi molto caratteristici della sua realtà urbana e architettonica opere d’arte e installazioni rappresentative del panorama internazionale e nazionale dell’arte contemporanea. Tra le tante:

“Uomini-Dei” I sette Uomini-Dei, con il loro aspetto di monumentali cloni metallici, per un verso accentuano la funzione classicamente statica dell’oggetto scultoreo, per un altro, proprio perché i loro volti tradiscono dolci e velate fisionomie, mantengono vivo il ricordo antropologico delle loro silhouette; esplicitando in tal modo il significato del termine latino di monumentum, derivante dal duplice prefisso: manere (rimanere, restare, fermarsi) e monere (far ricordare, far pensare, ammonire, predire)…«Quasi una sorta di evocazione di un modello di Essere primordiale o entità totalizzante di cui, proprio per quel concentrato di elementi che lo compongono e che nel contempo lo rendono così armoniosamente unico ed assoluto, sulla terra si era perso perfino il ricordo». Attilio Coltorti

OMBRE, di Ignazio Fresu. Il visionario viandante di Nietzsche direbbe, o avrebbe detto, di personificare uno spirito libero, di esserne una figura e una rappresentazione: egli attraversa la vita senza certezze precostituite, sperimentandone tutte le precarietà.Un viandante pellegrino ha invece un luogo da raggiungere, una motivata direzione verso cui andare. E sa di doverci/poterci andare. Il viaggio si colora di significati diversi e di aspettative: ogni viaggio ha i propri arrivi. Ma cosa c’è dopo ogni sosta? Cosa si sedimenta dopo ogni termine di itinerario? E cosa rimane del viaggio, nell’opera Ombre di Ignazio Fresu ? Panni stesi che non sono solo panni, ma segni appesi di un vissuto; scarpe collocate sotto di essi che non sono solo scarpe, modelli consunti e inanimati, ma reperti che sono stati parte di un’azione, hanno sopportato pesi, fatto i conti con inciampi, subìto deformazioni, resistito a lacerazioni e consunzioni.Sono le testimonianze di una storia, simboli più che oggetti dimenticati, coprotagonisti di un viaggio difficile come la vita. Come tali, tracce significative di un percorso complesso e faticoso che rimanda all’uomo e al suo destino.Già! Il destino come incognita permanente da affrontare giorno per giorno. Un viaggio che mette in gioco cose semplici e grandi. E un viandante che si muove sempre in compagnia della propria ombra, sia che lo segua, sia che lo preceda. Un altro sé muto, una proiezione inquietante o familiare, comunque compagnia ineliminabile.Gli oggetti del viaggio –reale o metaforico- rimandano a quanto esso ha rappresentato per ogni viandante: una esperienza felice, una avventura piena e irripetibile; o un percorso di lotta e di sofferenza. Ma tutto ridotto alla traccia essenziale del camminare. Ognuno decida come e in quale direzione.L’opera di Fresu è fatta di più panni e di più scarpe: non si tratta quindi di un solo individuo, anche se l’esperienze è vissuta secondo la propria unicità e individualità, ma di un gruppo, di una comunità. E’ tutta l’umanità in cammino nella propria identità e molteplicità. E’ una esperienza condivisa nel proprio insieme e nelle proprie diversità accomunate da un medesimo costante destino.Una continua trasmigrazione .Tutto scorre e si modifica. Una continuità di tappe, parziali o finali. Comprese quelle delle immigrazioni o quelle verso i campi di concentramento. Questa opera di Fresu ha la forza per ricordarcelo. Attilio Maltinti

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