Amarcord

Amarcord. L’Embassy, il simbolo di una parte importante della storia di Rimini si trasforma e, come si sarebbe detto in altri contesti, lascia il posto al mito che ha contribuito ad ingigantire l’ Amarcord della mia città.

Un archivio incredibilmente ricco ed emozionante, che ha deciso di incontrare gli occhi delle persone sino a ottobre 2012 “Amarcord Embassy, Novecento”, un’esposizione delle fotografia di Davide Minghini sulla Riviera del secolo scorso. L’esposizione – allestita sui pannelli che fanno da periplo al cantiere – si trasforma così in un omaggio all’autore e ai vip che sono saliti sul palco: un viaggio in bianco e nero, lontano nel tempo, a catturare volti, espressioni e parole (le fotografie ‘parlano, è chiaro) di chi ha fatto la storia della Belle epoque riminese. Mina (nella foto), Gino Paoli, Ornella Vanoni, Milva, Sabani, Lino Patruno. Mina, all’Embassy, c’è stata il 10 agosto del 1968. Minghini la ferma in un gesto meraviglioso: Mina ha le braccia vicino al petto, labbra aperte per cantare, gli occhi verso l’infinito (il mare di Rimini), mentre il pubblico, dal basso osserva la potenza vocale dell’artista. Tra gli scatti in esposizione, la giostra sull’acqua (1930-1939), novità e divertimento del Ventennio, il mezzogiorno infuocato della Seconda guerra mondiale (bellissima l’immagine di un gruppo di persone al mare, mentre sullo sfondo ‘esce’ un filo spinato, e un bambino che gioca sopra una mina marina), e il periodo post anni di piombo.

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