Pinocchio di Antonio Nocera

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La  presentazione del  libro d’artistaPinocchio di ANTONIO NOCERA si è svolta a Roma presso la Biblioteca Angelica dove sono intervenuti tra gli altri: Michele Ainis, Pierfrancesco Bernacchi, Vincenzo Cappelletti, Marina Formica, Louis Godart, Gianni Letta e Gennaro Migliore. Particolarmente apprezzato è stato l’intervento del Presidente Emerito Sen. Giorgio Napolitano. Ha presenziato alla serata anche il Critico D’Arte Vittorio Sgarbi.

Fin dai suoi esordi le vicende di Pinocchio sono state segnate da un incredibile successo di pubblico. Quando le prime puntate de La storia di un burattino di Carlo Lorenzini (in arte Carlo Collodi) – uscite sul «Giornale per i bambini» tra il 7 luglio e il 27 ottobre 1881 – vennero sospese, fu infatti tale il malcontento dei lettori che l’Autore fu quasi costretto a continuare il suo racconto, poi dato alle stampe in un unico volume: Le avventure di Pinocchio. Tale consenso è poi perdurato inalterato e ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, il testo continua a manifestare la sua inesauribile vitalità: sono più di trentacinque milioni le copie vendute, innumerevoli le traduzioni, i riadattamenti e le rielaborazioni, tanto che ne è scaturita una letteratura parallela con protagonista il burattino, le cosiddette «Pinocchiate». Non solo: come non ricordare le numerose trasposizioni cinematografiche (da quella del 1940 di Disney, a cartoni animati, al film tv di Comencini, del 1972, fino al lavoro, nel 2002, di Benigni) o l’enorme successo dello spettacolo teatrale di Carmelo Bene? Persino David Bowie, alla fine degli anni Settanta, volle inserire il burattino in un suo videoclip (Ashes to ashes). Tra le innumerevoli chiavi di lettura di Pinocchio, sono però quelle visuali a prestarsi, forse meglio di altre, alla trasposizione. Fin dal suo esordio sul «Giornale per i bambini», il testo uscì corredato dalle vignette di Ugo Fleres e la prima edizione del volume venne accompagnata dalle celebri illustrazioni di Enrico Mazzanti, talmente eloquenti da potere essere considerate parte integrante del testo (un po’ come era accaduto per Gonin e le illustrazioni dei Promessi sposi nell’edizione del 1840). Successivamente, Pinocchio ha continuato a vivere giovandosi d’illustratori mirabili: Carlo Chiostri (1901), Attilio Mussino (1911), Sergio Tofano (1921); tra gli ultimi, mi limito a ricordare Lorenzo Mattotti (1991) e i fumetti di Benito Jacovitti (2001). Lo splendido lavoro di Antonio Nocera, maestro indiscusso conosciuto in tutto il mondo, si pone pertanto sulla scia di una lunga e autorevolissima tradizione, che egli dimostra non solo di riuscire a riannodare sapientemente ma, nel contempo, anche d’innovare, con quell’originalità d’approccio e di tecnica che contraddistingue solo i grandi artisti. Grazie alle sue magnifiche tavole, la storia del burattino continua infatti a mantenere intatta la sua capacità di novità e di sorpresa, accresciuta da quella dimensione fiabesca che Nocera, con i suoi tratti sicuri, amplifica con leggerezza, conferendole suggestione, attrattiva e profondità nuove. Le scene e i ritratti che ci propone riescono così, magicamente, a rilanciare la ricchezza delle tematiche presenti nel volume collodiano: il problema della nascita e della morte, la tensione evolutiva, la continua minaccia della regressione, il valore dell’educazione e dell’esperienza, la scoperta della coscienza. E grazie al suo lavoro, torniamo ancora a sognare, riappropriandoci di quella dimensione esistenziale propria della persona che il presente tenta, con prepotenza, ma vanamente, di sottrarci. Marina Formica

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