Loredana Cacucciolo

in artisti

Loredana Cacucciolo crea un mondo in cui il colore nasce dalla forma e da questa assume le intense  tonalità di un mondo ordinato dove il caos non sarà mai di casa… Giorgio Bertozzi

“… Anche la città delle persone è una città di inquietudini. Quella di Loredana Cacucciolo, quasi una novella Mary Cassatt che, con una pennellata vibrante, luminosa, fortemente impressionista, racconta letti sfatti che parlano d´amore e abbracci che sfidano gli orrori della guerra …”  Alessandra Radaelli

 “… Tratteggi urbani, dettagli industriali, scene di interni sono tracciate da gesti fugaci, quasi confusi, in cui a stento si riconosce la figura umana. Il latente gioco prospettico, il dinamismo del tratto, la leggerezza dei toni attribuiscono ai paesaggi suburbani un’entità quasi contemplativa e alle scene di interni una sensualità raffinatissima. Lo spettatore è catturato un attimo in più a scrutare i lavori, quello necessario a cogliere i dettagli che seppur nella precarietà e trepidazione della pittura sono stilati con cura. Inconscia la gestuale tecnica, segnico il tratto, empatica la verve artistica. Evidenti i tratti della mano artistica, quasi si possano contare le pennellate che hanno determinato la stesura generale dei lavori, consolidate dall’esperienza, compatte su una superficie che si presta ad essere eccitata dalla vitalità dei toni, dinamizzata dall’olio.

Quando il supporto si ispessisce il ‘non finito’ del suo stile esce di scena dal sipario artistico rasserenando con garbo l’osservatore che entusiasta applaude il tripudio emozionale della resa. I lavori della Cacucciolo si indagano da vicino e si inquadrano da lontano: ed ecco che la compiutezza e l’integrità emergono quasi per incanto e aiutano a comprendere quanto complessa sia la realizzazione di un capolavoro contemporaneo …”   Anna Soricaro

“… Sensazioni tramutate, pittoricamente, in paesaggi metropolitani che ‘ raccontano’ di un istante, di una fuga, di un rientro. Fughe e rientri, dunque, attimi di un incrocio colti come in un fotogramma del film ‘Smoke’ di Wayne Wang e come esso sempre uguali a se stessi oppure irripetibili, un pò anche ‘degli’ Edward Hopper per cui abbiamo tolto ‘limiti e confini’ per giungere alle periferie dell’anima …”   Maria Cristina Nascosi

Le Stanze di Andrea sono dunque l’occasione per delineare, disegnare e definire un museo dell’anima, un archivio delle esperienze che proprio la consapevolezza dell’anima fissa nella coscienza. Colui che osserva si aggira in un museo che rappresenta una vita che va oltre l’absentia al momento rappresentata – sorta di luogo incantato, sospeso nel tempo, magicamente diviso dalla quotidiana ressa stradale. Come direbbe Charles Bukowski, unico posto dove si voglia stare.    Arnaldo Romani Brizzi

 

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